La dichiarazione Balfour: il documento che cambiò per sempre il corso della storia palestinese.

“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”.

Cento anni fa, il 2 novembre 1917, con queste parole il ministro degli esteri britannico Balfour si rivolgeva a Lord Rothschild, rappresentante inglese della federazione sionista, accettando di sostenere la sua richiesta di una national home per il popolo ebraico e tracciando, di fatto, i primi tratti del disegno sionista.

Gli accordi Sykes-Picot o accordi sull’Asia Minore, avevano  permesso a Francia ed Inghilterra di definire le rispettive zone di influenza nel Medio Oriente, dopo la dura sconfitta subita dall’Impero Ottomano, durante la prima guerra mondiale.  Gli ottomani, con l’appoggio delle Asian Corps tedesche, furono annientati dalle truppe del generale Edmund Allenby nel 1917 quando, dopo la caduta di Gaza e Jaffa, i britannici riuscirono ad occupare Gerusalemme.  In seguito ai negoziati segreti, condotti dal francese François Georges-Picot e dal britannico Mark Sykes, tra il 1915 ed il 1916, l’Inghilterra poté assicurarsi il mandato diretto sulla Palestina, condizione che divenne ufficiale dal 1922. Gli arabi, ormai liberi dagli ottomani, cadevano nelle mani dei governi mandatari, ancora ignoti della catastrofe che si stava per abbattere su di loro.

Questa catastrofe aveva un nome: sionismo. Le linee politiche del movimento sionista erano state fissate alla fine del 1800, quando il giornalista Theodor Herzl aveva pubblicato il suo libro “Der Iuden Stat” (“Lo stato ebraico”). Tuttavia, una forma di “proto sionismo” si poteva già riscontrare nei pioneristici sbarchi in Palestina del 1882 dalla Russia, dalla Polonia e dalla Romania. L’attuazione di questo progetto si deve soprattutto al banchiere francese Edmond James de Rothschild, che si recò con il suo entourage in Palestina, organizzando le prime colonie agricole. Nell’epoca dei Pogrom,  le dure repressioni che ebbero luogo nell’Europa dell’est nei confronti delle comunità ebraiche,  gli sbarchi in Palestina si fecero più numerosi. Gli immigrati acquistavano appezzamenti di terra e li espropriavano, grazie all’azione di gruppi di conquista come l’Hashomer.  Già nel 1914 il malcontento della popolazione locale sfociò in una serie di rivolte. Tuttavia, fu proprio il benestare dell’Inghilterra alla creazione di un “focolare ebraico” in Palestina ad accelerare quel processo, già innescato, che condurrà nel 1948 alla fondazione dello Stato di Israele.

I palestinesi venivano, di fatto, privati del proprio spazio vitale, delle proprie terre, del lavoro. La Balfour Declaration, è stata senza ombra di dubbio, una pagina nera nella travagliata storia del popolo palestinese e con essa l’Inghilterra si è macchiata di una colpa i cui frutti sono visibili tuttora, sostenendo una delle più grandi rapine della storia.

Giulia Borraccio

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