Il Santuario di Abramo

‘La Tomba dei Patriarchi’, conosciuta anche come il Santuario di Abramo (Arabo: حرم الإبراهيمي), è una camera di sepoltura per i primi patriarchi: Adamo, Abramo, Isacco, Giacobbe.

Questo complesso architettonico è costruito su una serie di grotte sotterranee situate a Hebron, ritenuto luogo sacro dell’ebraismo, dell’Islam e anche dei Cristiani, poiché il sito è luogo di sepoltura di quattro coppie religiose: 1. Adamo ed Eva; 2. Abramo e Sara; 3. Isacco e Rebecca; Giacobbe e Lea.

Secondo il Midrash (ebraico: מדרש), uno dei metodi ebraici di interpretazione e commento dei testi sacri ebraici, ‘La Tomba dei Patriarchi’ contiene anche la testa di Esaù, figlio di Isacco e Rebecca e fratello gemello di Giacobbe; mentre per alcune fonti islamiche vi è anche la tomba di Giuseppe.

Il libro della Genesi dichiara che il patriarca Abramo acquistò il sito da Ephron dopo la morte di sua moglie Sara come luogo di sepoltura familiare. La Bibbia indica la somma pagata da Abramo per la grotta come 400 sicli d’argento (Genesi, 22).

La Genesi si riferisce alla grotta come ‘Grotta di Machpelah’, suggerendo che il termine Machpelah possa essere effettivamente destinato a descrivere l’area in cui si trova il luogo contenente la grotta vicino a Mamre. (Genesi 22:17-18).

Erode Ascalonita (73 a.C. – 4 a.C.), detto il Grande, costruì un grande recinto rettangolare sulle grotte, l’unica struttura erodiana completamente sopravvissuta. L’edificio di Erode, con le pareti fatte di pietra alte almeno un metro e di una lunghezza di circa 7 metri, non aveva un tetto. Gli Archeologi non sono certi dove sia stata costruita l’entrata di questa struttura o se ce ne fosse stata addirittura una. (Biblical Archaelogy Review, Patriarchal Burial Site Explored for First Time in 700 Years (May/June, 1985).

Fino all’era dell’Impero Bizantino, l’interno del recinto rimase a cielo aperto. Sotto il dominio bizantino venne costruita una basilica all’estremità sud-ovest che copriva l’intera area fuorché la parte centrale. Nel 614 C.E., i Persiani conquistarono la zona e distrussero la chiesa lasciando soltanto rovine: ma nel 637 C.E. l’area andò sotto il controllo dei Musulmani e l’edificio fu ricostruito come una moschea con un tetto coprente l’intera superficie. Durante il decimo secolo fu costruito anche un ingresso attraverso il muro nordorientale.

Un edificio conosciuto come il kalah (castello) fu innalzato vicino alla metà del lato sud-ovest; il suo scopo è del tutto sconosciuto, ma un racconto storico racconta che fosse il luogo di sepoltura di Giuseppe e che l’area fosse stata scavata da un califfo musulmano sotto l’influenza di una tradizione locale per la tomba di Giuseppe.  Alcuni archeologi ritengono invece che l’ingresso originale della struttura di Erode fosse nella posizione della kalah stessa.

Nel 1100 C.E. dopo che l’area fu conquistata dai Crociati e che i Musulmani non potevano più mettere piede, la recinzione divenne ancora una volta una chiesa; durante questo periodo l’area è stata dotata di un nuovo tetto a ponte, finestre lucernari, e una volta.

Tuttavia, nel 1188 C.E., Saladino conquistò la zona, riconvertendo la struttura a una moschea, ma permettendo ai cristiani di continuare a pregarci dentro. Saladino aggiunse persino un minareto ad ogni angolo, due dei quali ancora sopravvivono. (Biblical Archaelogy Review, Patriarchal Burial Site Explored for First Time in 700 Years (May/June, 1985).

Alla fine del XIV secolo, sotto i Mamelucchi, furono creati altri due ingressi nell’estremità occidentale del lato sud-occidentale e la kalah fu estesa fino al livello del resto del recinto; un cenotafio in memoria di Giuseppe è stato innalzato al livello superiore della kalah.

 Inoltre, i Mamelucchi costruirono anche la scala nord-occidentale e le sei cenotafi rispettivamente per Isacco, Rebecca, Giacobbe, Lea, Abramo e Sara.

Agli Ebrei venne vietato di entrare nel sito, infatti fu concesso loro soltanto fino al quinto scalino su una scala a sud-est, ma dopo qualche tempo fino al settimo.

Attualmente, la tomba dei Patriarchi è orientata su un asse nord-ovest/sud-est, suddivisa in due sezioni da un muro tra i tre quindi nord-ovest e i due del sud-est. La sezione nord-occidentale è coperta da un tetto sui tre lati, l’area centrale e la parte nord-orientale sono a cielo aperto; la sezione sud-est è completamente coperta, il tetto è sostenuto da quattro colonne distribuite uniformemente attraverso la sezione.

Nella sezione nord-occidentale ci sono quattro cenotafi, ciascuno situato in una stanza ottagonale separata, quelli dedicati a Giacobbe e a Lea a nord-ovest e quelli ad Abramo e a Sara a sud-est. Un corridoio percorre tra i cenotafi del nord-ovest e tra quelli del sud-est; un terzo corridoio percorre invece la lunghezza del lato sud-ovest, attraverso il quale si può accedere ai cenotafi e alla sezione sudorientale. Passando per questo terzo corridoio, sul lato sud-ovest è presente un ingresso al recinto. Per entrarvi bisogna passare attraverso una moschea esterna.

Secondo le disposizioni attuali, gli ebrei sono limitati a entrare soltanto dal lato sud-occidentale e limitati al corridoio sud-occidentale e ai corridoi che attraversano i cenotafi, mentre i musulmani possono entrare soltanto dal lato nord-est e sono limitati al resto del sito.

Nel 1994 il fondamentalista Baruch Goldstein entrò in divisa nella sala di preghiera riservata ai fedeli musulmani e aprì il fuoco su di loro con un fucile d’assalto Galil massacrando trenta persone e ferendone 125. L’atto è oggi ricordato come il massacro di Hebron del 1994.

Ancora oggi i musulmani non possono accedere liberamente alla moschea se non passando prima attraverso un metal detector, né tanto meno accedere a tutte le parti della moschea. Gli Ebrei vietano questo tutt’oggi ai fedeli musulmani, nonostante l’Unesco abbia dichiarato il 7 luglio 2017 “La Tomba dei Patriarchi” ad Hebron “sito palestinese” del Patrimonio Mondiale.

 

Antonio Esposito.