1920-1939 Immigrazione ebraica e primi scontri tra ebrei e palestinesi

Immigrazione ebraica in Palestina 1920-1939

Durante il periodo del mandato  l’Organizzazione sionista mondiale intensifica l’immigrazione in Palestina. Nel 1922 gli Ebrei sono l’11% della popolazione (83.790 su 752.048), nel 1929 hanno raggiunto il 16%. Dopo l’arrivo al potere di Hitler nel 1933 molti più Ebrei vogliono abbandonare l’Europa, quasi tutti emigrano in Palestina perché dal 1936 gli Stati Uniti pongono dure restrizioni all’immigrazione. In Palestina così gli Ebrei raggiungono quota 370.483 su 1.336.517 abitanti (30% circa). L’Agenzia ebraica collabora con i britannici , governa  la vita della comunità ebraica in Palestina con istituzioni protostatali autonome e guida la politica di acquisizione delle terre, vuotate dei loro residenti Palestinesi (nel 1945 gli Ebrei hanno acquisito circa il 13% delle terre coltivabili).

Primi scontri tra ebrei e palestinesi

I PALESTINESI si rivoltano nel 1920-22, 1928-29, 1933, 1936 e 1937-39 contro il mandato e il programma sionista, manifestando e attaccando Ebrei e  Britannici. Nel 1929, 133 Ebrei sono uccisi dai Palestinesi, che perdono 110 uomini per mano inglese.

I BRITANNICI cercano di arginare il conflitto senza sconfessare il mandato, (Libro Bianco del ’22, ’30) ma dando pari opportunità alle due comunità e limitando l’immigrazione ebraica, ma tutti i tentativi di rivedere la politica in Palestina falliscono o restano inapplicati, anche per le divisioni interne britanniche. Dal 1917 al 1939 i Britannici favoriscono i sionisti, nel 1939-41 (per ragioni di convenienza bellica) tornano a corteggiare gli arabi; nel 1943-46 cercano di disimpegnarsi dalla Palestina.

LA RIVOLTA DEL 1936-39, iniziata con lo sciopero generale palestinese del 1936, vede una netta escalation del conflitto, a cui per la prima volta partecipa la milizia sionista dell’Irgun che compie attacchi terroristici contro Palestinesi e Britannici, per liberare Palestina e Transgiordania.

I Britannici incoraggiano nel 1936 una mediazione dei governi arabi per la revoca dello sciopero, ma continua la rivolta rurale, duramente repressa militarmente nel 1938-39. L’intervento dei governi arabi in Palestina risponde alle pressioni popolari e continuerà da ora in poi.

IL PROGETTO DI SPARTIZIONE: nel 1937 la Commissione Peele istituita dai Britannici propone come soluzione al conflitto un piano di divisione della Palestina  (un terzo del territorio agli Ebrei, compresa la Galilea e la piana costiera), rifiutato da entrambe le parti. Nella Tavola rotonda di Londra del 1939 i Palestinesi e i governi  Arabi (ad esclusione di Abdallah di Transgiordania) propongono invece  uno stato unitario arabo-ebraico con garanzie per le minoranze, rifiutato dai rappresentanti sionisti.